In piazza Prampolini a Reggio Emilia, sabato 19 settembre 2026 alle 18.45, il pubblico starà in piedi e dentro lo spazio della danza. Dance People, lo spettacolo del coreografo Omar Rajeh e della sua compagnia Maqamat, è una coreografia per dieci interpreti e per chiunque, tra gli spettatori, abbia voglia di unirsi a loro. È il centro della giornata inaugurale di Festival Aperto, che comincia alle 11 del mattino con una colazione e si chiude a sera con un concerto.
Dalla colazione alla libanese fino allo spettacolo al Valli torna il “Festival Aperto”
REGGIO EMILIA – Al debutto, all’International Festival di Edimburgo nell’agosto 2025, il pubblico aspettava dietro un nastro rosso mentre i danzatori giravano tra la gente e spiegavano le poche regole del gioco. Poi il nastro veniva tagliato e la folla entrava nell’area della danza, tra piattaforme su ruote e scale che si spostavano di continuo. Chi voleva ballava, chi preferiva guardava dai bordi.
Dal vivo
La musica di Mathias Delplanque e Ziad El Ahmadie è suonata dal vivo, con la voce del cantante libanese Abdul Karim Chaar. Festoso e apertamente politico, lo spettacolo parte da una domanda semplice: in un mondo regolato dagli algoritmi, come si sta insieme in uno spazio pubblico, e chi decide chi guida e chi segue? Festival Aperto è tra i coproduttori.
Tre voci dal Mali
Alle 21 il concerto inaugurale al Teatro Municipale Valli è affidato a Les Amazones d’Afrique, collettivo nato a Bamako per iniziativa di tre voci del Mali, Mamani Keïta, Oumou Sangaré e Mariam Doumbia, e aperto negli anni ad artiste come Angélique Kidjo. Il nome viene dalle Amazzoni del Dahomey, il reggimento femminile dell’Africa occidentale; la causa, da un album all’altro, è quella dei diritti delle donne. Si balla su ritmi mandingo, elettronica e desert blues, e intanto si parla di cose serie.
Voci artistiche
Il resto della giornata fa parte di The Gathering Project, dedicato alle voci artistiche del Mediterraneo. Alle 11, al Ridotto del Teatro Valli, gli artisti preparano una grande colazione libanese, Tra pomodori rossi e menta. Alle 14, nello stesso spazio, Rajeh guida un workshop sul maqam, il suo metodo di composizione istantanea, aperto a chiunque, senza limiti di età né di esperienza. Alle 16, sul palcoscenico del Teatro Ariosto, la coreografa di Beirut Ghida Hachicho presenta Prelude to Violence, che parte dalla guerra tra due gruppi di scimpanzé documentata da Jane Goodall in Tanzania per interrogarsi sulla violenza legata al territorio. Alle 17.30, in Sala Verdi, Hamdi Dridi, cresciuto con l’hip hop sui tetti di Tunisi, fa insieme il danzatore e il dj in Soul(s) Power, e a poco a poco porta in pista anche chi guarda.