Le imprese reggiane restano finanziariamente solide, ma rallentano gli investimenti: nel secondo trimestre 2026 solo il 5% ha richiesto nuovi finanziamenti per investire, mentre l’89% non ha incontrato difficoltà nell’accesso al credito. È quanto emerge dall’Osservatorio periodico del Credito alle imprese di Confindustria Reggio Emilia, presentato agli istituti bancari del territorio in occasione di un incontro nella sede di via Toschi a Reggio Emilia.
Indagine Confindustria: le imprese rallentano gli investimenti nel secondo trimestre
REGGIO EMILIA -Presieduto dal Vicepresidente Vicario Alberto Viappiani, insieme al Direttore generale Vanes Fontana e alla responsabile dell’Area Credito e Finanza Lucia Vergalli, l’incontro è stata l’occasione per condividere riflessioni sul quadro economico, sulla liquidità aziendale, le difficoltà dei comparti più esposti e le prospettive del credito.
Stabile
I dati raccolti dalle imprese associate mostrano nel secondo trimestre dell’anno in quadro complessivamente stabile: il 37% delle aziende registra fatturati invariati e un’altra quota del 37% segnala una crescita, mentre il 26% rileva una flessione rispetto al trimestre precedente. Il quadro complessivo nasconde tuttavia criticità rilevanti in alcuni comparti. In particolare, il contoterzismo della meccanica e dell’automotive continua a risentire fortemente delle tensioni di mercato.
Solo un’azienda su 5 ha richiesto investimenti
Nonostante le previsioni di rating bancario si mantengano per lo più stabili o in miglioramento per la gran parte del campione, si registra complessivamente un rallentamento degli investimenti. Nel secondo trimestre, infatti, solo il 13% delle aziende ha richiesto finanziamenti per liquidità e appena il 5% per nuovi investimenti. Una tendenza confermata anche per il futuro immediato, dato che solo il 15% delle imprese programma investimenti legati a credito bancario nel prossimo trimestre. Il rallentamento non dipende da difficoltà diffuse di accesso al credito, che l’89% delle aziende dichiara di non avere incontrato. Riflette piuttosto un atteggiamento di prudenza e la disponibilità di liquidità interna: una riserva che rafforza la sicurezza finanziaria, ma riduce il ricorso al credito per nuovi investimenti.

Indebitamento costante
Sul fronte del credito, l’indebitamento bancario complessivo si conferma costante per oltre la metà delle aziende (53%) e in diminuzione per il 31%. Sulle nuove linee di fido concesse, il sistema bancario ha applicato condizioni migliori o in linea con le medie standard dell’anno precedente nel 61% dei casi.
Il confronto ha riguardato anche le prospettive della politica monetaria, con previsioni di una possibile moderata crescita dei tassi europei in un contesto nel quale l’inflazione continua a essere alimentata da dinamiche di offerta. Sul fronte della bancabilità, gli istituti stanno attribuendo crescente importanza alle coperture assicurative e alla cybersecurity. Il certificato di copertura dei rischi catastrofali previsto dalla normativa assume così un ruolo centrale, insieme al livello di protezione dell’impresa dai rischi digitali e climatici.
Preoccupano gli scenari internazionali
Restano forti le preoccupazioni legate agli scenari internazionali: il 75% delle imprese segnala impatti negativi derivanti dagli eventi geopolitici, in termini di aumento dei prezzi delle materie prime e di difficoltà di approvvigionamento. A ciò si affianca il tema dei ritardi nei pagamenti, subiti dal 57% delle aziende nel corso del trimestre, a conferma di come la gestione del capitale circolante e la protezione del credito commerciale rappresentino oggi vere e proprie priorità strategiche per la tenuta dei margini industriali.
Immobilismo
«In uno scenario globale complesso, autorità monetarie e BCE devono agire con credibilità e offrire indicazioni chiare. – ha affermato il Vicepresidente Alberto Viappiani alla luce dei risultati emersi dall’indagine e a conclusione del dibattito con le banche del territorio – L’immobilismo, o anche solo la percezione di esitazione, rischia di pesare sulle decisioni delle imprese e di frenare la propensione a investire di cui il sistema produttivo ha bisogno».