Economia

L’impennata del costo dell’energia elettrica vale per il reggiano un 12,2% in più

Lo rileva un'indagine di Lapam Confartigianato

L’impennata del costo dell’energia elettrica vale per il reggiano un 12,2% in più
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La guerra del Golfo ha innescato due cicli rialzisti del prezzo del petrolio e una persistente spinta sui costi del gas, a cui si è accompagnata una crescita del costo della generazione elettrica, con inevitabili ricadute sul sistema economico imprenditoriale reggiano.

L’impennata del costo dell’energia elettrica vale per il reggiano un 12,2% in più

REGGIO EMILIA – A evidenziarlo è l’ufficio studi Lapam Confartigianato: questa spinta dei prezzi dell’energia determina un rilevante impatto sull’inflazione. Per le famiglie si osservano incrementi dei prezzi energetici a doppia cifra e superiori alla media nazionale in tutte le province emiliano-romagnole, con Reggio Emilia che osserva un +12,2%.

40 milioni in più

Le micro e piccole imprese italiane pagano per l’elettricità 3,7 miliardi di euro in più rispetto alla media europea, un extra costo che pesa sulla loro competitività. A Reggio Emilia questo extracosto vale 40 milioni di euro. Dall’indagine dell’ufficio studi emerge che a gonfiare il costo dell’elettricità dei piccoli imprenditori italiani contribuisce, oltre all’incremento di costo della materia prima, un prelievo fiscale e parafiscale in bolletta tra i più elevati in Europa. Accise e oneri di sistema infatti superano del 47,4% la media UE.

Penalizza i piccoli

Inoltre la distribuzione di questo prelievo fiscale non è omogeneo ma penalizza i piccoli, perchè il fisco in bolletta cala al crescere dei consumi: le grandi imprese energivore italiane registrano, infatti, un prelievo fiscale inferiore alla media europea, mentre le imprese con i consumi minori, inferiori a 20 MWh, subiscono il divario più elevato, pari addirittura al +75,5% nel confronto con l’UE. Quindi, più l’impresa è piccola, maggiore è lo svantaggio rispetto all’Europa. Con il secondo ciclo rialzista del prezzo del petrolio nel corso del conflitto del Golfo, in autunno si torna sopra la soglia psicologica dei 100 euro al barile per il Brent.

Carburanti

Nell’ultimo aggiornamento del Mase della serie dal 1996 dei prezzi dei carburanti, a settembre 2026 quelli di benzina e gasolio all inclusive raggiungono il massimo storico. Sebbene si sia registrato l’avvio di un trend di diminuzione dopo il picco della rilevazione del 28 settembre, in Emilia-Romagna il prezzo alla pompa del gasolio al 14 ottobre è di 2,253 euro al litro, e di 2,035 euro al litro la benzina, rimanendo per entrambi i carburanti stabilmente sopra i due euro in tutte le regioni. L’aumento dei prezzi dell’energia che fa crescere l’inflazione è la principale causa del rialzo dei tassi di interesse sui prestiti. Infatti per contrastare la spinta dei prezzi la BCE ha deciso due rialzi dei tassi di riferimento, a giugno e a settembre 2026, ciascuno di 25 punti base.

Competività

«Il caro energia frena la competitività delle piccole imprese – commenta Daniele Mazzini, Presidente Lapam Confartigianato –. Tra gli interventi strutturali da attuare con urgenza c’è il riequilibrio del carico fiscale e degli oneri generali di sistema nelle bollette elettriche delle diverse dimensioni di imprenditori, perché oggi penalizza le piccole aziende costrette a pagare anche per i grandi energivori. Questo nuovo ciclo di politica monetaria restrittiva rischia di determinare un ulteriore inasprimento del costo del credito alle imprese, che a giugno 2026 è pari al 4,5% in Emilia-Romagna, ancora superiore di 175 punti base a quello del giugno 2022, precedente al primo rialzo dei tassi da parte della BCE per contrastare la precedente crisi energetica del 2022, innescata dall’invasione dell’Ucraina da parte della Russia. L’incertezza geopolitica, l’aumento dei costi e la stretta monetaria mettono a repentaglio gli investimenti delle imprese. Infatti nel 2025, in corrispondenza di un temporaneo allentamento della stretta monetaria, si era osservata una ripartenza degli investimenti in ambito digitale. Le nostre imprese non chiedono privilegi, ma regole chiare e condizioni eque per competere in Europa. Se vogliamo difendere il made in Italy e accompagnare davvero le imprese nella transizione energetica, non possiamo continuare a far pagare alle più piccole un prezzo più alto proprio per l’energia che serve a produrre».