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Confcommercio: considerazioni sull’arrivo dei saldi estivi

Per l'Associazione i Centri storici possono crescere solo con il “Sense of Italy”

Confcommercio: considerazioni sull’arrivo dei saldi estivi

Il 4 luglio 2026  anche a Reggio Emilia inizia la stagione dei saldi estivi per una durata di 60 giorni. Sulla data di inizio saldi il dibattito all’interno della categoria è sempre molto intenso, perché il cambiamento di scenario per gli acquisti stagionali pone oggi nuove sfide.

Spostare i saldi

REGGIO EMILIA – «Spostare i saldi significa intervenire sul calendario non sul problema. La vera sfida del commercio e dei centri storici è recuperare attrattiva, identità e capacità di generare esperienze che motivino le persone a tornare nelle città», spiega Marco Merola, presidente provinciale di Federazione Moda Italia, la Federazione di Confcommercio del settore moda, che comprende commercio al dettaglio e all’ingrosso di abbigliamento, calzature, pelletteria, accessori, articoli sportivi e tessile-arredamento.

Criticità principali

«Le criticità principali -continua Marco Merola sono altre: crescita dell’e-commerce e dei marketplace digitali, diminuzione dei negozi indipendenti e conseguente perdita di unicità, costi di gestione elevati per le imprese, difficoltà di accesso e parcheggio nei centri urbani, cambiamento delle abitudini di consumo, progressiva desertificazione commerciale che rende i centri meno attrattivi. Per questo motivo il dibattito dovrebbe spostarsi da “quando fare i saldi” a “come ripensare il ruolo del negozio e dei centri storici”».

Non l’unica risposta

«I saldi -chiarisce Marco Merola- non possono essere l’unica risposta ad una trasformazione epocale del commercio. Serve una visione nuova dei centri storici: luoghi non solo d’acquisto ma di relazione, cultura, servizi ed esperienze. Il futuro del commercio non si decide spostando una data sul calendario, ma costruendo un progetto condiviso di città. D’altro canto il rilancio del commercio nei centri storici richiede un cambio di approccio: non basta aumentare gli eventi, ma occorre riportare il cliente-acquirente al centro delle politiche urbane e commerciali».

Eventi di acquisto

«Per attuare questa visione -prosegue Marco Merolaoccorre innanzitutto passare dagli “eventi di piazza” agli “eventi di acquisto”. Il successo del centro non si misura solo con le presenze generiche, ma con gli ingressi nei negozi e gli scontrini emessi. Servono iniziative mirate a chi desidera comprare, come weekend dello shopping con aperture straordinarie, personal shopper diffusi, fashion weekend e presentazioni di nuove collezioni. E’ necessario anche lasciare più spazio e margine di manovra alle attività per organizzare i propri eventi targhettizzandoli sul proprio pubblico: non tutti gli eventi vanno bene per tutte le attività. L’obiettivo è trasformare il cuore di Reggio Emilia e dei centri storici in un grande department store a cielo aperto».

Accessibiltà

«Un altro nodo cruciale -sottolinea Marco Merola riguarda l’accessibilità. Spesso la difficoltà di parcheggio è più una percezione che una realtà, ma va affrontata con soluzioni concrete: la prima ora di sosta gratuita, convenzioni coi parcheggi privati, navette dai parcheggi scambiatori e formule come il “Park & Shop”, già diffuse in alcune città europee, dove se compri in centro parcheggi gratis».

Hub centro storico

«È necessario inoltre -aggiunge Marco Merola- creare dei “distretti commerciali evoluti”. Ogni distretto sarebbe una cabina di regia unica che coordina promozione, eventi e comunicazione, mutuando l’efficienza gestionale dei centri commerciali. Cosa che si sta cercando di fare, ad esempio, con l’Hub del Centro Storico a Reggio Emilia e in diversi comuni della provincia: iniziative che vanno alimentate e seguite con determinazione e responsabilità. La sfida si vince su specializzazione e identità. Il centro storico non può competere sul prezzo, ma deve puntare su esperienza, autenticità, relazione ed esclusività. Valorizzare la moda indipendente, l’artigianato, il design, l’enogastronomia e i prodotti locali significa offrire alle persone qualcosa che online non potranno mai trovare».