Emergenza

Il grande caldo mette in ginocchio l’agricoltura

Per Villlani della Cia di Reggio " i campi sono assetati e le stalle in difficoltà"

Il grande caldo mette in ginocchio l’agricoltura

L’ondata di caldo eccezionale che sta investendo il  territorio della provincia di Reggio Emilia  rappresenta una delle emergenze più gravi degli ultimi anni per la nostra  agricoltura.

Caldo intenso

REGGIO EMILIA – Caldo intenso e prolungato, precipitazioni insufficienti e una crescente necessità di acqua stanno mettendo sotto pressione le aziende agricole in una delle fasi più delicate dell’anno. A crescere, però, non sono solo le preoccupazioni: lievitano anche i costi di produzione, tra maggiori consumi irrigui e spese sempre più elevate per rinfrescare le stalle.

Cambiamento climatico

L’agricoltura è il settore che più di ogni altro paga le conseguenze del cambiamento climatico – afferma la presidente di CIA Reggio Emilia, Valeria Villani –. Le aziende agricole stanno sostenendo costi sempre più elevati per garantire le produzioni e il benessere degli animali. Non possiamo più parlare di eventi eccezionali: caldo estremo e siccità sono ormai la nuova normalità e impongono investimenti e politiche capaci di sostenere concretamente il settore”.

La situazione

Le colture estensive, a partire da mais, sorgo e pomodoro, stanno soffrendo lo stress idrico proprio durante l’accrescimento, con il rischio di una riduzione delle rese produttive e della qualità. Anche i prati stabili, indispensabili per alimentare le bovine da latte destinate alla produzione del Parmigiano Reggiano, mostrano già segni di sofferenza e cresce la preoccupazione per la disponibilità di foraggi nei prossimi mesi.

Danni evidenti

Non va meglio per il comparto ortofrutticolo, tra i più esposti agli effetti delle temperature estreme. Frutta e ortaggi stanno subendo danni sempre più evidenti: scottature sui frutti, maturazioni anticipate, pezzature ridotte e un fabbisogno idrico in continuo aumento proprio nel periodo di massima produzione. Anche il settore vitivinicolo guarda con apprensione alle prossime settimane: il caldo persistente può compromettere l’equilibrio vegetativo delle piante e incidere sulla vendemmia.

Forte stress

L’emergenza investe anche gli allevamenti. Le temperature elevate sottopongono gli animali a un forte stress, causando un significativo calo della produzione di latte, un peggioramento delle condizioni di benessere e un aumento dei problemi sanitari.

Costi aziendali

Nel frattempo, i costi aziendali continuano a lievitare: servono sempre più acqua per irrigare i campi e sempre più energia per ventilare e raffrescare le stalle, nel tentativo di contenere gli effetti di un caldo ormai fuori controllo. Per molte aziende agricole, la sfida non è più soltanto produrre, ma riuscire a resistere.

La diga sull’Enza

Ogni estate ci troviamo a contare i danni, mentre il clima continua a cambiare davanti ai nostri occhi – prosegue Villani –. L’acqua non può essere affrontata come un problema del momento: deve diventare una priorità nazionale. È indispensabile accelerare la realizzazione degli invasi: basta polemiche, è fondamentale e urgente la diga sull’Enza. Occorrono infrastrutture moderne e reti irrigue efficienti. Serve investire nella capacità di trattenere l’acqua quando è disponibile per utilizzarla nei periodi di maggiore necessità. Ogni ritardo lo pagano le aziende agricole, ma alla fine lo paga tutta la collettività”.