L'indagine

Reggio Emilia piace ai giovani

È quanto risulta da uno studio elaborato da Lapam Confartigianato

Reggio Emilia piace ai giovani

Reggio Emilia è un territorio ad alta vocazione imprenditoriale e con grandi potenzialità per lo sviluppo di imprese, ma si troverà ad affrontare una grande sfida: quella demografica.

Reggio Emilia piace ai giovani

REGGIO EMILIA – Nei prossimi 25 anni l’Italia perderà 6,7 milioni di persone in età lavorativa per la graduale uscita dei baby boomer dal mondo del lavoro. Significa veder sparire il 28,1% dell’occupazione attuale. L’impatto sarà repentino, ma non uguale per tutte le aree.

Perdita contenuta

Si prevedono flessioni ovunque, ma Reggio Emilia, con un -11,9%, conterrà le perdite rispetto al -19,8% medio nazionale: un dato che posiziona la provincia tra le 20 migliori d’Italia per tenuta della popolazione in età lavorativa. È quanto emerge da un’indagine dell’ufficio studi Lapam Confartigianato. La contrazione degli under 35 dovuta alla denatalità sarà del -12,1% nel reggiano, minore rispetto al -19,1% italiano, posizionando l’area tra le 35 migliori province d’Italia per tenuta della popolazione giovanile.

“Fuga dei cervelli”

Al calo naturale si aggiunge la “fuga dei cervelli”: in 10 anni, 145mila giovani laureati italiani hanno lasciato l’Italia, pari a 40 espatri al giorno. Nel solo 2024, ultimo dato disponibile, l’Emilia-Romagna ha un saldo negativo di 1.613 laureati verso l’estero, ma ne ha attratti 3.592 da altre regioni, confermando che il nostro territorio ha tanto da offrire a giovani altamente qualificati.

Ottavo posto

Secondo l’Indice Confartigianato Youth Friendly 2025, Reggio Emilia si posiziona all’ottavo posto in Italia tra le province più “amiche dei giovani”. Secondo i dati elaborati dall’ufficio studi associativo, il territorio eccelle rispetto al resto d’Italia per i servizi alle giovani famiglie (come gli asili), l’equilibrio tra redditi e costo della vita, la qualità della formazione e le opportunità d’impiego.

Fare impresa

Tuttavia, l’elevata età media dei lavoratori e la bassa imprenditorialità giovanile minacciano il ricambio generazionale del nostro tessuto produttivo. Tutto ciò nonostante l’Italia sia tra i primi paesi in UE per propensione dei giovani a fare impresa, e l’Emilia-Romagna conta oltre 31 mila imprese giovanili, di cui un terzo nell’artigianato. Tra gli ostacoli principali rilevati tra i giovani imprenditori figurano i costi di gestione e avvio, la mancanza di reti di contatti e la conoscenza del settore. Un segnale positivo giunge dal recupero demografico: l’Emilia-Romagna è tra le sole 5 regioni con una popolazione in crescita nei comuni montani. Le piccole imprese stanno evolvendo lavorando sempre più in rete con altre imprese e facendo innovazione, fattore guidato da una quota crescente di laureati sia tra gli imprenditori sia tra i giovani dipendenti.

Formazione continua

«Diventa essenziale valorizzare la trasmissione delle competenze e la formazione continua per preservare un capitale di conoscenze, particolarmente rilevante nelle aree meno urbanizzate – commenta Daniele Mazzini, presidente Lapam Confartigianato –. Le micro e piccole imprese, infatti, rappresentano un presidio fondamentale per il territorio. Nelle aree interne, per cui spesso si lamentano servizi meno efficienti o strutturati, l’artigianato impiega un quinto degli addetti del territorio, quasi il doppio rispetto alle zone più centrali, fungendo da “collante” del territorio grazie alle opportunità di lavoro e ai servizi che offre. Dobbiamo quindi incentivare la permanenza e il supporto di queste realtà».