Aprirà al pubblico domenica 27 settembre negli spazi del Museo di Storia della Psichiatria la mostra “Manicomi italici”, il progetto dei fotografi Silvia Camporesi e Luca Marianaccio, che documenta il patrimonio di ex strutture psichiatriche presente sul territorio italiano: antichi conventi, ville nobiliari, fortezze, colonie agricole ed edifici monumentali, molti dei quali in stato di abbandono.
Si apre la mostra “Manicomi italici, un viaggio attraverso le ex strutture psichiatriche
REGGIO EMILIA – L’esposizione, promossa dai Musei civici del Comune di Reggio Emilia in collaborazione con Ausl Reggio Emilia in occasione della Settimana della Salute Mentale, costituisce la prima restituzione pubblica del progetto fotografico vincitore di “Strategia Fotografia 2025”, il concorso attraverso il quale il Ministero della Cultura ha lanciato una call agli artisti per proposte di acquisizione, committenza e promozione della fotografia e del patrimonio fotografico italiano.
All’apertura della mostra, in programma alle ore 16.30 di domenica, saranno presenti gli artisti, il curatore Cesare Pomarici, l’assessore alla Cultura Marco Mietto, il dirigente del servizio Cultura del Comune Nando Rinaldi.
No alla spettacolarizzazione
“Fotografare gli ex manicomi significa sottrarli sia alla spettacolarizzazione del passato sia all’invisibilità. Le immagini rendono visibili abbandono, riuso e musealizzazione, ponendo una domanda sul destino dei luoghi quando viene meno la funzione che li ha definiti e sulle scelte della città rispetto alla loro memoria – sottolinea l’assessore alla Cultura Marco Mietto – L’ex manicomio inoltre non è soltanto un bene architettonico o un luogo della memoria psichiatrica, ma uno spazio attraverso cui leggere il rapporto tra città e marginalità, istituzione e individuo, trasformazione urbana e rimozione della memoria. E la fotografia diventa uno strumento di riattivazione che riapre lo sguardo su questi luoghi e li ripropone al dibattito pubblico.”.
Alto val0re culturale
“Dedicare attenzione ai luoghi ritratti in queste fotografie è un’opera di altissimo valore culturale e civile – afferma il professor Gian Maria Galeazzi, Direttore del Dipartimento ad attività integrata Salute Mentale e Dipendenze Patologiche – Queste immagini non raccontano un passato fossile: mettono a fuoco l’urgenza di un tema attualissimo, la salute mentale, e ci spingono a occuparcene. Serve un’estetica alta contro l’anestesia prodotta dallo scorrere continuo delle immagini sui media: pensate e offerte in spazi e tempi dedicati, queste fotografie hanno, è il mio augurio, l’energia, la forza e la bellezza per scuotere anche i più assopiti. Ringrazio gli autori per aver trasformato luoghi di sofferenza e di tentativi di cura del passato, che sono stati anche scenari di una rivoluzione come la riforma psichiatrica, in oggetti capaci di interrogarci e stimolarci oggi”.
Rapporto con il territorio
“Il progetto – scrive Cesare Pomarici – documenta una selezione rappresentativa di questi complessi, restituendone la presenza fisica, l’architettura, il rapporto con il territorio circostante. Le immagini non si limitano alla testimonianza: interrogano lo spazio, ne rilevano le trasformazioni d’uso successive alla chiusura e portano in superficie una memoria collettiva ancora irrisolta. Sullo sfondo, la questione che Franco Basaglia e i suoi collaboratori hanno aperto e che resta di stretta attualità: la salute mentale come problema sociale, culturale e comunitario”.
Cento immagini
L’esposizione riunisce una selezione di venti fotografie – dieci per ciascun autore – tratte da un corpus di oltre cento immagini realizzate nel corso della ricerca e confluite nel volume Manicomi italici (Quodlibet, 2026), che sarà presentato nel periodo di apertura della mostra.

Ciascuna regione
Il progetto nasce da una ricognizione fotografica delle strutture ex manicomiali dismesse e/o riqualificate, condotta da Silvia Camporesi e Luca Marianaccio sull’intero territorio nazionale, con almeno un sito documentato per ciascuna regione. L’indagine attraversa un patrimonio architettonico eterogeneo che, in seguito alla chiusura degli ospedali psichiatrici sancita dalla legge Basaglia, ha conosciuto traiettorie divergenti: dall’abbandono al riuso, dalla rovina alla rifunzionalizzazione. Presenze che, tuttavia, il paesaggio urbano e periurbano del paese non ha ancora del tutto metabolizzato. La collocazione della mostra all’interno del Museo di Storia della Psichiatria, ex padiglione Lombroso, non è casuale, ma legata al passato di questo luogo. Il padiglione Lombroso, uno degli edifici simbolo del complesso manicomiale del San Lazzaro, poi recuperato a trasformato in Museo di Storia della Psichiatria nel 2012, per quasi un secolo è stato uno spazio di costrizione, che ha ospitato tra il 1945 e il 1948 anche il pittore Antonio Ligabue. Al suo interno è ancora percepibile la particolare atmosfera che lo ha caratterizzato: nel restauro ne sono stati rispettati gli spazi originali, i materiali, i cromatismi e le tracce del degrado che ne hanno segnato l’esistenza.
Libro
Nel corso della mostra sarà presentato il volume “Manicomi italici”, pubblicato da Quodlibet, con un saggio introduttivo di Cesare Pomarici, interviste ai due fotografi realizzate da Amelia Rusticali, un contributo dello psichiatra Paolo Milone e un ampio apparato iconografico.
Al termine dell’esposizione, venti fotografie entreranno nelle raccolte permanenti dei Musei Civici di Reggio Emilia, andando ad arricchire il patrimonio fotografico del Comune.
La mostra è aperta al pubblico il sabato e domenica dalle 15 alle 18, con ingresso libero. Per informazioni: +39 0522.456816, www.musei.re.it