La ricorrenza

Terminato lo Stato di emergenza per i territori colpiti dal terremoto del 2012

Presenti gli amministratori dei 15 comuni ancora coinvolti nel cratere, in arrivo ulteriori stanziamenti per quasi 150 milioni di euro

Terminato lo Stato di emergenza per i territori colpiti dal terremoto del 2012

Quattordici anni dopo le due scosse che ferirono l’Emilia, nel 2025 è terminato lo Stato di emergenza per i territori colpiti dal terremoto del 2012.

Sisma: dopo quattordici anni termina la stato di emergenza

REGGIO EMILIA – Un passaggio importante che sottolinea ulteriormente come la ricostruzione privata sia ormai completata: circa 20mila le abitazioni ripristinate, 28mila le persone rientrate nelle proprie case, 6.800 le attività produttive e 3.300 le imprese industriali e agricole tornate operative grazie a un investimento di circa 8 miliardi di euro, con oltre 7 già liquidati. Mentre il completamento di quella pubblica e del ripristino del patrimonio culturale resta ancora al centro delle politiche regionali, insieme alla piena valorizzazione degli interventi realizzati e all’accompagnamento dei territori verso uno sviluppo duraturo.

Modello

Risultati che hanno reso la ricostruzione successiva al sisma un modello a livello nazionale, tanto che la nuova legge 40 del 2025 voluta dal Governo per gestire le situazioni post calamità si è ispirata anche al lavoro di collaborazione istituzionale che ha dato ottimi frutti in Emilia-Romagna.

Il punto

Il punto della situazione è stato fatto a Cento, il comune del ferrarese tra i più colpiti nel 2012, e che ha ospitato il Comitato istituzionale presieduto dal presidente della Regione, Michele de Pascale, in qualità anche di Commissario straordinario alla Ricostruzione, e dall’assessore con delega alla Ricostruzione delle aree colpite dal sisma, Davide Baruffi. Presenti gli amministratori delle città coinvolte, a partire dal sindaco di Cento, Edoardo Accorsi: il cratere a oggi coinvolge ancora 15 comuni, divisi tra le province di Reggio Emilia (Reggiolo), Modena (Carpi, Cavezzo, Concordia sulla Secchia, Finale Emilia, Medolla, Mirandola, Novi di Modena, San Felice sul Panaro e San Possidonio), Bologna (Crevalcore) e Ferrara (Cento, Bondeno, Ferrara e Terre del Reno). A ospitare il Comitato la Pinacoteca civica ‘Il Guercino’, danneggiata pesantemente dalle scosse e riaperta nel 2024. Al termine, invece, un sopralluogo per verificare l’avanzamento dei lavori di ripristino del teatro Borgatti, altro simbolo della città colpito dal sisma.

Novità

Tra le novità condivise durante il Comitato, lo stanziamento da parte del Governo di ulteriori 113,4 milioni di euro per la ricostruzione pubblica, venendo incontro a una richiesta avanzata da tempo dalla Regione, ai quali si aggiunge uno stanziamento aggiuntivo di quasi 39 milioni relativo al cosiddetto sisma bonus.

La fine dello Stato di emergenza

La novità del 2026 è il passaggio dalla fase emergenziale allo stato di ricostruzione di rilievo nazionale, sperimentando la nuova disciplina nazionale della legge 40/2025. Si tratta di una scelta che garantisce continuità operativa e strumenti adeguati a portare a compimento un lavoro ancora rilevante, soprattutto sulla ricostruzione pubblica, e che permette di mantenere la governance solida fondata sulla figura del Commissario, e di disporre delle risorse necessarie al completamento dell’intero processo ricostruttivo.

Soluzioni

La legge 40/2025, infatti, consolida e mette a sistema, soluzioni organizzative già sperimentate in Emilia-Romagna, trasformando un modello nato in emergenza di un modello nazionale. L’esperienza maturata in questa regione ha contribuito a evidenziare, nel tempo, la necessità di un quadro normativo stabile per la ricostruzione post-calamità. Elemento centrale del nuovo assetto è sicuramente la figura del Commissario straordinario alla ricostruzione, che rappresenta l’evoluzione del Commissario delegato, che avrà il compito di predisporre un piano generale pluriennale degli interventi, di gestire le risorse attraverso una contabilità speciale e operare attraverso le ordinanze, in accordo con la cabina di coordinamento istituzionale. Così viene salvaguardato anche il principio di continuità amministrativa: le funzioni e le risorse della fase emergenziale vengono trasferite alla gestione commissariale della ricostruzione, evitando fratture del processo decisionale e garantendo coerenza con gli interventi avviati.