Pensava di poter eludere i controlli dei Carabinieri con una giustificazione banale, ma il segnale d’allarme lanciato dal suo braccialetto elettronico ha segnato la fine della sua permanenza fuori dalle mura del carcere.
Al controllo dei Carabinieri era evaso
REGGIO EMILIA – Protagonista della vicenda è 26enne algerino domiciliato a Reggio Emilia già condannato per reati legati aglio stupefacenti, che si trovava agli arresti domiciliari in un’abitazione di via Bacone, nella frazione Masone a Reggio Emilia. Nonostante il divieto assoluto di allontanarsi dal perimetro domestico, l’uomo ha scelto di ignorare le prescrizioni, dimostrando presuntivamente una totale insofferenza verso le misure di controllo meno afflittive.
L’allarme dal braccialetto elettronico
I fatti risalgono al tardo pomeriggio del 19 febbraio 2026. Alle ore 18:00, i Carabinieri della sezione radiomobile della Compagnia di Reggio Emilia si sono recati presso l’abitazione dell’uomo dopo che il sistema di monitoraggio elettronico aveva segnalato un’anomalia compatibile con un’evasione. Nonostante i militari abbiano bussato ripetutamente e azionato il campanello per circa dieci minuti, dall’interno non è giunta alcuna risposta. Solo in un secondo controllo, effettuato alle 22:40 della stessa sera, l’uomo è stato rintracciato in casa.
“Ero sotto la doccia e non ho sentito nulla”
Ai militari che chiedevano conto della sua assenza pomeridiana, il detenuto ha risposto sostenendo di essersi trovato sotto la doccia e di non aver sentito nulla. Tale giustificazione non ha convinto i militari della sezione radiomobile della Compagnia di Reggio Emilia che hanno segnalato i fatti al GIP del tribunale di Teramo che aveva emesso la misura a seguito della sentenza di condanna in primo grado per detenzione ai fini di spaccio di sostanze stupefacenti. Una versione definita “fallace” e “sterile” dallo stesso Giudice per le indagini preliminari di Teramo, il quale ha evidenziato come fosse tecnicamente impossibile non udire un segnale sonoro attivato consecutivamente per dieci minuti a pochi metri di distanza. L’ordinanza emessa il 27 febbraio 2026, che ha ripristinato il carcere, sottolinea la gravità del comportamento del soggetto, già condannato nell’ottobre 2025 alla pena di tre anni e quattro mesi di reclusione per detenzione e spaccio di stupefacenti.
“Ecletticità delinquenziale”
Il Giudice ha rimarcato come la condotta dell’uomo esprima una “ecletticità delinquenziale” e un’incapacità di rispettare il patto di fiducia con le Istituzioni. La misura degli arresti domiciliari, inizialmente concessa in sostituzione della custodia in carcere, è stata quindi ritenuta del tutto inadeguata a contenere la sua propensione al crimine.
Custodia in carcere
Per queste ragioni, il Tribunale di Teramo ha disposto la sostituzione della misura cautelare con la custodia in carcere. Il provvedimento e quindi giunto ai Carabinieri di Rubiera che lo hanno eseguito sabato 28 febbraio conducendo immediatamente in carcere l’uomo a disposizione dell’Autorità Giudiziaria.