Cronaca
diritti violati

"Sono incinta e il club non mi vuole pagare": la denuncia della reggiana Alice Pignagnoli, portiere della Lucchese

Una reazione inaspettata per l'atleta, che durante la prima maternità ha visto il suo contratto rinnovarsi al settimo mese di gravidanza

"Sono incinta e il club non mi vuole pagare": la denuncia della reggiana Alice Pignagnoli, portiere della Lucchese
Cronaca Reggio Emilia, 22 Dicembre 2022 ore 10:34

Alice Pignagnoli, di Reggio Emilia, è portiere della Lucchese Serie C di calcio, e ha raccontato a Il resto del Carlino che dopo aver comunicato al proprio club di essere in attesa di un bambino per la seconda volta, questo si è rifiutato di pagarla.

La denuncia di Alice Pignagnoli

REGGIO EMILIA - Una reazione inaspettata che ha stupito e deluso la calciatrice, dopo che nel 2020 la società le aveva rinnovato il contratto al settimo mese di gravidanza, diventando così un simbolo per tutte le calciatrici italiane e i loro diritti.

"A metà ottobre ho scoperto di essere incinta per la seconda volta, l'ho comunicato al manager della Lucchese, Mario Santoro, e mi sono sentita dire che gli impegni presi in estate vanno rispettati: non era più loro intenzione pagarmi ciò che mi spetta.

È la società che mi ha deluso. Fino a ieri mattina non mi erano nemmeno state pagate le prime tre mensilità di questa stagione. Poi è uscita la notizia, ed ecco arrivati i soldi".

Lo sfogo sui social

Lo sfogo è continuato sui social dove la Pignagnoli, in un post profondo in cui si rivolgeva al bimbo che ha in grembo per raccontare le sue paure e le sue delusioni:

"Sono stati mesi molto difficili. Allontanarmi dal campo è, per me, sempre un lutto a tutti gli effetti. Poi, contrariamente a quanto mi aspettassi, trovare una società ostile come la Lucchese, che mi ha ferito come donna, madre e atleta ha creato un solco profondo. Mi sono sentita sola, inutile, incapace, un giocattolo vecchio da gettare".

Il contratto

Il contratto con la Lucchese scadrà ufficialmente il 30 giugno e non è possibile attuare una rescissione poiché la norma che prevedeva la rottura del contratto per la gravidanza dell'atleta è stata, per fortuna, abolita.

La società ha il dovere di pagare la Pignagnoli fino al 31 gennaio, dunque, e da febbraio a giugno toccherà invece al fondo per la maternità della Federazione:

"A giugno partorirò e dal 1 luglio sarò svincolata chissà se ci sarà una società che avrà la forza di offrirmi un contratto".

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