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Il Nord che produce cerca una strategia unica

A Milano, su iniziativa dell'assessore Guidesi, Lombardia, Emilia-Romagna, Liguria, Piemonte e Veneto avviano una cabina di regia permanente con orizzonte 2050

Il Nord che produce cerca una strategia unica

Sedute allo stesso tavolo, cinque Regioni che da sole valgono più della metà del Prodotto interno lordo nazionale. È attorno a questo dato che si è tenuto a Milano l’incontro voluto dall’assessore lombardo allo Sviluppo economico Guido Guidesi, che ha riunito i rappresentanti degli assessorati legati al mondo dell’impresa di Lombardia, Emilia-Romagna, Liguria, Piemonte e Veneto. Non solo un tavolo tecnico tra assessori, ma l’avvio di un percorso politico condiviso, in una fase segnata dalla conclusione del PNRR e da un quadro geopolitico in movimento.

Il peso dei territori coinvolti

Le cinque Regioni rappresentano insieme oltre la metà del Pil italiano e costituiscono il principale polo manifatturiero del Paese, tra i sistemi industriali più competitivi d’Europa. Da questa base produttiva nasce l’idea di dare una voce comune ai territori che esportano e investono in innovazione, con la richiesta di maggiore autonomia decisionale sul proprio futuro. L’impulso parte dalla Lombardia e dall’impostazione federalista dell’assessore Guidesi, che punta a rivalutare il ruolo delle autonomie territoriali e la responsabilità amministrativa dei territori produttivi.

Una cabina di regia con orizzonte 2050

Il nodo, secondo i promotori, è il rischio che le Regioni perdano centralità nel contesto europeo: la Commissione, sostengono gli assessori, punta ad accentrare in capo agli Stati membri la gestione di risorse oggi assegnate e amministrate direttamente dalle Regioni. Per rispondere a questa prospettiva è stata annunciata una cabina di regia permanente con una visione strategica fino al 2050, con l’obiettivo di elaborare proposte legislative, costruire strategie condivise da sottoporre al Governo e alla Commissione europea e rafforzare le sinergie tra i principali distretti industriali. Sullo sfondo, un mercato unico sempre più esposto alla concorrenza di Stati Uniti e Cina e il tradizionale confronto tra Nord e Sud sulla distribuzione delle risorse, che i promotori propongono di superare puntando sulla competitività delle aree più produttive.

L’ipotesi di un “Sindacato del Nord”

Il modello viene descritto come una sorta di “Sindacato del Nord”: non una nuova istituzione, ma una forma di governance condivisa che coordini strategie economiche, infrastrutturali e industriali e si presenti con una voce unica di fronte a Roma e a Bruxelles. Un’impostazione che vedrebbe la Lombardia al centro come laboratorio politico oltre che economico.