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La povera Saman dovrà restare ancora nella buca dov'è stata seppellita

Intanto Ahmad Ejaz, giornalista di origini pakistane residente in Italia, ha rivolto un appello alle istituzioni per rilasciare la cittadinanza a Saman

La povera Saman dovrà restare ancora nella buca dov'è stata seppellita
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Dopo il ritrovamento dei resti di quello che dovrebbe essere il corpo della povera Saman Abbas, la Procura reggiana ha iniziato una corsa contro il tempo per poterli recuperare e analizzare e ha depositato la richiesta di incidente probatorio urgente.

Saman dovrà restare ancora nella buca dov'è stata seppellita

NOVELLARA - In corpo è stato ritrovato negli ultimi giorni sepolto nelle campagne di Novellara, in un casolare abbandonato, su indicazione dello zio Danish Hasnain, in carcere insieme ad altri due cugini perché ritenuti gli esecutori materiali. E' stato proprio lo zio, uscito per l’occasione dal carcere, ad accompagnare gli inquirenti sul luogo dov'è stata sepolta Saman.

La perizia, dunque, comprenderà anche l’analisi del Dna per confermare l’ipotesi fortemente accreditata che il corpo sia effettivamente della ragazza.

I colpevoli

Le persone rinviate a giudizio per il delitto di Saman sono cinque: il padre Shabbar, la madre Nazia Shaheen, lo zio e i cugini Ikram Ijaz e Nomanhulaq Nomanhulaq con l'accusa di omicidio volontario, soppressione di cadavere e sequestro di persona.

Lo zio è stato identificato come l'esecutore materiale del delitto: avrebbe strangolato la ragazza e dopo l'occultamento del cadavere sarebbe fuggito con i cugini di Saman. Tutti sono stati poi arrestati a settembre 2021 a Nord di Parigi.

Arrestato in Pakistan, solo qualche giorno fa, anche il padre della ragazza, che giovedì dovrà presentarsi nuovamente davanti al giudice per la conferma dell'arresto. Unica latitante, dunque, resta la madre. 

L'appello per la cittadinanza

“Saman deve avere la cittadinanza italiana postuma. È stata una ragazza genuina e coraggiosa che si è battuta non solo per i suoi diritti ma anche per quelli dei figli nati da famiglie straniere che, come la sua, faticano a mettere da parte le tradizioni, e più in generale per i quasi due milioni di giovani che lo Stato non riconosce cittadini italiani“. Affida il suo appello all’agenzia Dire Ahmad Ejaz, giornalista di origini pakistane residente in Italia, tra i consulenti di cui si è avvalsa la trasmissione Chi l’ha visto per far luce sull’omicidio di Saman Abbas.

Uccisa con la brutale approvazione di tutti i parenti

Il lavoro di consulenza ha portato il cronista a entrare in contatto con la vita e le conversazioni private della giovane. “Aveva una voce genuina, ingenua, utilizzava un urdu raffinato. Mi ha ricordato mia figlia” dice Ejaz. “Ma oggi non ha nessuno al mondo: lo zio Danish Hasnain l’ha uccisa con la partecipazione dei genitori e l’approvazione degli altri parenti in Pakistan e in Francia.

Il fidanzato Saquib, anche lui pakistano, ha dovuto ritirarsi come parte civile del processo perché teme per la sua incolumità. Resta il Comune di Novellara. Ma oltre a costituirsi parte civile nel processo, faccio appello alle associazioni e ai Comuni per invocare la cittadinanza italiana onoraria per Saman“.

Il messaggio alle istituzioni

A sostegno del suo appello, il giornalista ricorda che Saman è scomparsa quando ha deciso di lasciare la struttura per donne vittime di violenza in cui si era rifugiata per tornare a casa a prendere i documenti. “Le servivano- continua Ejaz- per sposare Saquib. Si trattava del permesso di soggiorno, che tra l’altro era in scadenza”.

Il giornalista continua: “Alle istituzioni chiedo anche di non cedere sull’estradizione dei genitori, Shabbar Abbas e Nazia Shaheen: il governo del Pakistan ha acconsentito a rimandare in Italia il padre, ma sarà difficile che rimandi indietro la madre, perché la giustizia è restia ad estradare le donne. Ecco perché sono partiti”.

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