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ritorno alle origini

Dopo 133 anni dall'Argentina a Succiso sulle tracce del nonno: la storia di Adriana Bragazzi

E' arrivata in Italia per ricostruire le proprie origini.

Dopo 133 anni dall'Argentina a Succiso sulle tracce del nonno: la storia di Adriana Bragazzi
Attualità Appennino, 31 Maggio 2022 ore 16:00

È partita, con un’amica, da Buenos Aires. Ha visitato Londra, Copenaghen, Praga e… nella giornata di lunedì Succiso, con una tappa al bar Diana a Casina. È la bellissima storia di una italoargentina che, nel Parco nazionale dell’Appennino tosco-emiliano, ha ritrovato, con commozione, le sue origini, ricevendone in cambio la “Cittadinanza affettiva”.

La storia di Adriana Bragazzi

Adriana Bragazzi, nasce il 29 agosto del 1952 a Mendoza, città capoluogo nell’Argentina centro occidentale, dove ha esercitato per una vita come avvocato per un ufficio legale di un ospedale pubblico. Il nonno paterno, Francesco, si traferì nel 1909 da Succiso, in cerca di fortuna e con la giovane moglie, anconetana, arrivò in Argentina.

Nel Nuovo Millennio la rete mette in contatto i discendenti Bragazzi d’oltre oceano con quelli ancora qui residenti, in particolare il noto fotografo casinese, ma con origini a Succiso, James Bragazzi. Partendo dall’archivio del Comune di Ventasso, è emerso che Francesco emigrò verso il Sud America nell’anno della pubblicazione del Manifesto sul Futurismo, del Primo Giro d’Italia e quando a Roma era insediato il terzo governo Giolitti.

Francesco e la moglie da Succiso arrivarono a Buenos Aires e poi a Mendoza esercitando come agricoltori. Nel 1923 nacque Amerigo Dante, militare e poi agente immobiliare e padre di Adriana e della sorella Miriam. Sia Adriana che Miriam hanno avuto il desiderio di portare a compimento quello che era anche il sogno dei genitori, che non hanno mai potuto fare ritorno in Italia per incontrare i familiari di Succiso.

La "Cittadinanza Affettiva" consegnata ad Adriana

Nella mattina di lunedì 30 maggio il presidente del Parco nazionale Appennino tosco-emiliano ha consegnato ad Adriana Bragazzi la “Cittadinanza Affettiva”, il progetto portato avanti dal Parco per rafforzare i rapporti con gli emigrati che vivono fuori dalla montagna.

“È per noi un onore riconoscere il valore di questi discendenti italiani che, nel cuore, hanno il legame con l’Italia e l’Appennino – commenta Fausto Giovanelli, presidente del Parco nazionale dell’Appennino tosco-emiliano intervenuto per il riconoscimento ad Adriana -. Attraverso le cittadinanze affettive, in questi anni, si esprime il valore di un legame che va oltre l’affetto, la storia e la memoria, ma che è pure capace di promuovere le terre d’origine degli avi nel mondo”.

La ricerca

Il noto fotografo casinese James Bragazzi ha accompagno Adriana Bragazzi sino a Succiso, in comune di Ventasso. “La ricerca delle radici familiari da parte di Adriana e sua sorella Miriam è iniziata qualche anno fa. Ricercando il loro cognome ‘Bragazzi’ in rete, hanno trovato delle mie immagini e mi hanno contattato. Dopo vari scambi di mail, Miriam, che di professione è notaio, è stata la prima a decidere di visitare l’Italia e soprattutto il luogo delle sue origini. Anche lei ricevette la ‘Cittadinanza Affettiva’ del progetto Parco nel Mondo. Probabilmente se andiamo più a fondo nelle ricerche dell’albero genealogico individueremo una lontana parentela”.

Toccante, nella mattina di lunedì, il ritorno di Adriana Bragazzi a Succiso, a Villa di Sopra, la borgata da dove era partito il nonno Francesco. Giunta qui, nell’”aia dei Bragazzi”, la signora si è commossa e poco dopo al Centro visita del Parco nazionale ha ricevuto la “Cittadinanza affettiva” dal Parco nazionale dell’Appennino. Ora il viaggio di Adriana volge verso il ritorno. Il suo impegno, però, è di tornare a Succiso con i figli.

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